Arte

Il talento di Richard Greathouse

Si respira aria di '800 nell'appartamento-atelier che il giovane pittore americano Richard Greathouse condivide con la sua ragazza, Erin McCarthy, scultrice, in via di Santo Spirito a Firenze.

Richard Greathouse nel suo appartamento-atelier

Richard, ventiseienne di Nashville (Tennessee), è solo uno dei tanti talenti che gli istituti d'arte fiorentini sono in grado di accogliere, plasmare, sostenere e valorizzare. La sua mano è incantevole e dà vita ad opere di assoluto pregio ed indiscussa bellezza. Buongiorno Firenze è andato a trovarlo per voi.

A quando risale il tuo interesse per la pittura?

Avevo cominciato a studiare architettura, all'università (sorride), negli Stati Uniti ma, per rispondere alla tua domanda, cito alcuni aneddoti interessanti: a 6 anni i miei genitori mi comprarono un paio di scarpe per il primo giorno di scuola; le tirai fuori dalla scatola, le misi sul tavolo e le disegnai. La mia bis zia mi chiese se da grande volevo fare l'artista e pare che io le abbia risposto "Sono già un artista". Mio nonno materno dipingeva ritratti per hobby; quello paterno creava oggetti di legno, spesso animali, che poi colorava. Disegnare mi è sempre piaciuto. Da ragazzino riproducevo i personaggi dei miei cartoni animati preferiti.

Perché, per assecondare la tua passione, proprio Firenze?

Quando ho preso la decisione di lasciare l'università, dopo un solo anno e mezzo dall'iscrizione, mi sono concesso un periodo di stacco, nel quale ho risparmiato soldi e riflettuto su cosa mi interessasse davvero. Nel corso delle ricerche, ho trovato la Florence Academy of Art. Sono venuto qui esclusivamente per la scuola, nonostante tutti a Nashville conoscano la bellezza e l'importanza di Firenze nel mondo.

Com'è Firenze, vista e vissuta in prima persona?

Richard Greathouse autoritrattoFirenze, vista da vicino è stupenda. Ho cominciato invece a viverla, nel vero senso della parola, solo quando ho finito l'accademia. All'inizio abitavo in via San Zanobi, vicino San Lorenzo, ma ero impegnato nella scuola e pensavo solo a quella. Condividevo l'appartamento con uno studente norvegese, che poi è diventato uno dei miei migliori amici. Gli allievi dell'istituto erano, pure loro, stranieri. Nel tragitto di andata e ritorno dalle lezioni, alzando la testa e gettando lo sguardo sui monumenti e sui palazzi, pensavo "Sì, sono in Italia, nella meravigliosa Firenze!". Al termine degli studi ho potuto intrecciare relazioni soddisfacenti anche con gente del posto. Di Firenze amo il ritmo più lento rispetto alla maggioranza delle città americane. Qui posso permettermi di spostarmi a piedi o in bicicletta; da dove vengo io è impensabile non avere un'auto. In questa città ho inoltre imparato ad amare il Rinascimento, mentre prima avevo sempre prediletto i lavori degli artisti francesi dell'Ottocento, dei quali la Florence Academy of Art riprende la tradizione. Ma se vivi a due passi da Piazza del Carmine e hai le opere di Masaccio e Masolino a portata di mano, come fai a non apprezzare il Rinascimento?

Parlami del periodo in cui eri un allievo della Florence Academy of Art e di quello che fai adesso.

Sono entrato nell'accademia nell'autunno del 2008, dopo che alcuni miei lavori – schizzi di ritratti ed autoritratti – sono stati valutati positivamente. Il corso di studi della Florence Academy of Art ha durata triennale ed è così strutturato: il primo anno è incentrato sulle tecniche di disegno, gli altri due sulla pittura. Grande spazio ha la pratica: a scuola si disegna e si dipinge, in particolar modo soggetti umani - con modelli che posano per questo - ogni giorno, per tante ore. I miei 3 anni sono passati così, fra lo studio della teoria e l'esecuzione di quanto appreso. Conseguita la laurea, mi è stato chiesta assistenza nell'insegnamento ai nuovi allievi. Adesso sono un docente di ruolo di anatomia, disegno e pittura. Però mi considero prima un artista, poi un insegnante.

Il tuo appartamento-atelier lo testimonia, carico com'è di ritratti, autoritratti, figure umane di gesso con i muscoli e le ossa riprodotti fedelmente. E questa tela enorme, di quasi 3 metri, che raffigura un signore calvo, vestito di drappi, dalla sguardo austero. Per quante ore dipingi al giorno? Quali sensazioni provi durante la pittura?

Richard Greathouse PinkDipingo di mattina, oppure di notte. Nel pomeriggio mi sento meno produttivo. Il posto in cui vivo era già prima di me un appartamento-studio. Il vecchio proprietario è un artista di nome Adam Markovich; le sue opere spaziano dal ritratto alla composizione simbolica. Oltre al posto fisico, ho ereditato da lui qualche allievo. Alcune persone della zona, soprattutto signore, usavano infatti imparare o affinare le tecniche di pittura a casa di Adam. La tradizione continua. Una delle mie studentesse a domicilio è Emilia Barbolani, ha dipinto per 20 anni; è il soggetto di uno dei miei quadri (visibile in alto a destra nella foto scattata nell'appartamento ad inizio articolo). L'anima di questo preciso luogo è intrisa di arte da molto tempo. Per questo ti ho parlato di Markovich. Se una persona viene a posare per me, dedico al lavoro dalle 3 alle 4 ore. Quando essa se ne va, continuo comunque a dipingere. Durante la pittura registro l'interazione che avviene tra me e il modello. Delle volte parliamo molto e i dettagli della storia personale vanno ad influenzare l'opera, altre ci sono lunghi, intensi, silenzi. Canalizzo qualcosa, nei momenti in cui dipingo, e sento, in determinati istanti, che la mente è più aperta dell'ordinario. Mi arriva allora all'improvviso un pensiero, un ricordo al quale magari non avevo pensato da tempo, importante o meno che fosse. E' un lampo vivido. Sono nel presente, perché mi concentro nel tracciare linee o distribuire colore, ma nello stesso tempo ho accesso a pezzetti nitidi di altri momenti. Un buon quadro, secondo me, è un quadro che li contiene tutti, questi momenti.

Quale consideri la tua opera più importante tra quelle che hai realizzato fino ad ora? Su quali progetti stai lavorando e dove ti vedi tra qualche anno?

Richard Greathouse Wall of OppositiesHo dipinto fino ad ora molti quadri di piccole o medie dimensioni, ma solo due grandi tele. Una di esse è quella che ritrae il signore dallo sguardo serio di cui parlavi prima. Si chiama Stefano, quell'uomo; è nato a Prato e ciò che indossa, così come i tessuti sullo sfondo, sono sue creazioni. La seconda grossa opera s'intitola "Wall of Opposities" (nella foto a destra) ed è esposta a Barcellona. Ma il lavoro più importante per me, fino a questo momento, è il ritratto di Charles Weed: "Portrait of a Man in a Black Hat" (nella foto in basso a sinistra). Charles è un artista statunitense che vive in Danimarca e che, recentemente, era stato chiamato ad insegnare per un breve periodo a Firenze. Ci ho lavorato insieme; sono stato a stretto contatto con lui e considero l'interazione con la sua maestria come una svolta fondamentale nel mio percorso, sia a livello tecnico che percettivo. Adesso sto realizzando piccoli ritratti, ma soprattutto il mio terzo quadro di grosse dimensioni, del quale è bene non svelare dettagli. Posso anticipare solo che il soggetto principale è la musica. Nel futuro mi vedo a lavorare in uno studio in campagna, in mezzo alla natura, senza distrazioni. Amo l'Europa, ma ho i miei genitori e le mie radici a molti chilometri di distanza, per cui questo luogo potrebbe essere in Italia, ma anche in America.

Ai giovani fiorentini, cosa ti senti di dire?

Richard Greathouse ritratto di Charles WeedIo credo che Firenze, vista la sua estensione, sia la città con la più alta concentrazione di scuole d'arte nel mondo. Tuttavia, questi istituti sono frequentati quasi esclusivamente da stranieri. Vorrei ci fossero più italiani, negli anni a venire, quando le cose andranno magari anche meglio a livello economico. Devo inoltre confessare che trovo il rapporto numerico tra gli studenti d'arte di Firenze e le gallerie espositive in estremo disequilibrio. Centinaia sono i primi, poche le seconde. Mi sono fatto un'idea dei motivi, che probabilmente è il frutto di una mia fantasia ma anche dell'ammirazione che ho per questa città. L'idea è che, al di là del fatto che forse manchino le infrastrutture, sembra quasi come se l'enorme patrimonio storico-artistico posseduto da Firenze non lasci spazio, o comunque soffochi, l'arte del presente che molti giovani potrebbero proporre, incarnare. Rimango, nonostante ciò, convinto che le accademie di questa città offrano un grado di preparazione ineguagliabile nel resto del globo.

Per vedere tutte le opere di Richard Greathouse: richardgreathouse.com.

 

Alessio Lamanna

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