Arte

La Chimera torna a Palazzo Vecchio

Chimera di ArezzoÈ l'animale mitologico per eccellenza, un po' leone, un po' capra e un po' serpente, e incarna oggi una vana immaginazione. Conosciuto col nome di Chimera, le sue prima tracce risalgono all'Iliade.
Il 15 novembre 1553, ad Arezzo, fu rinvenuto un bronzo che lo raffigurava, datato V-IV secolo a.C.
Cosimo I de' Medici lo volle a Palazzo Vecchio.
In omaggio al G7 della Cultura, in programma nel capoluogo toscano il 30 e il 31 marzo, l'opera, custodita dal XIX secolo al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, tornerà ad essere esposta all'interno dello storico edificio di Piazza Signoria dal 29 marzo al 29 aprile.

L'evento s'intitola Chimera Relocated. Vincere il Mostro ed è curato da Sergio Risaliti.

Faranno parte dell'esposizione altri due reperti eccezionali. A trovare posto nella Sala Leone X di Palazzo Vecchio, saranno infatti anche una lettera scritta da Lorenzo de' Medici a Baccio Bandinelli che contiene uno schizzo, fatto con l'inchiostro, della sagoma della Chimera di Arezzo priva della coda, così come venne ritrovata, e un busto in bronzo raffigurante Cosimo I, realizzato dallo stesso Bandinelli, in prestito dalle Gallerie degli Uffizi.

Quando la scultura etrusca arrivò al palazzo ducale fiorentino, fu il Vasari a suggerire a Cosimo I de' Medici di collocarla nella magniloquente cornice della Sala Leone X.
Secondo alcune fonti, poi, Benvenuto Cellini si sarebbe dovuto occupare del restauro della coda mancante. L'integrazione fu invece fatta solo nel 1784 da Francesco Carradori, su indicazione di Luigi Lanzi, quando ormai la statua si trovava da più di 70 anni agli Uffizi.

L'Arco di Palmira

Dal 27 marzo (fino al 27 aprile), sempre in occasione del G7 della Cultura, a Piazza Signoria è visibile la riproduzione dell'Arco di Palmira distrutto dai soldati dell'Isis nell'ottobre del 2015. L'opera era stata edificata in onore dell'imperatore romano Settimo Severo tra il II e il III secolo d.C.
L'arco esposto in Signoria è stato realizzato grazie alle nuove tecnologie nell'ambito del progetto The Million Image Database.

 

Alessio Lamanna

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