Arte

Lo Spazio di Oggi

"L’uomo moderno è in fuga, ma da che cosa?

Fuga dai luoghi abituali, dai luoghi etici, dai luoghi dell’appartenenza.

Una volta abbandonati questi luoghi si è messo in viaggio, senza pesanti fardelli - la storia, la tradizione, la memoria, l’identità - muovendosi invece leggero, duttile, disincantato,

scivolando sulla superficie del mondo, pronto a modificare itinerari e percorsi, lasciando giocare la sua identità con le mutazioni e le metamorfosi della moda,

delle opinioni, dei consumi".

(P. Barcellona, Il ritorno del legame sociale, Torino, 1990).

 

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'' Cieli di fili 1 '', tecnica mista su tavola, cm 90x90, Ilaria Leganza

 

Da una mitica citazione degli anni 90' alla nostra attuale visione dello spazio il salto non sembra essere poi lunghissimo. Qualsiasi argomento legato allo spazio, oltre che risultarci sempre contemporaneo, può' riconfermarsi valido ed eccezionalmente proficuo in ogni momento. 

Se un tempo i teorici parlavano di territorio come "la proiezione diretta dei desideri di un individuo dominante che lo trasforma secondo il proprio volere", oggi preferiamo parlare di spazio come ''porzione, grande o piccola, di vita quotidiana'' . 

Una tipologia di spazio, frequentemente riconosciuta nella cultura moderna è, ad esempio, quella della Metropoli, considerata fino a una decina d’anni fa come un "non luogo" per l'assenza di aspetti ''non caratterizzanti'' del territorio da essa occupato e non derivanti da sviluppi naturali. Oggi la velocità di scambio, la quantità di reti di comunicazione, i  diretti passaggi da un luogo all’altro del mondo in tempi minimi, sono diventati tutti aspetti indispensabili per lo sviluppo delle nostre città. Massime aspirazioni ed espressioni di una società evoluta, contemporanea, e super industrializzata, sempre ansiosa di superare i propri confini, sono le famose Megalopoli come assoluti traguardi da raggiungere.

 

'' Cieli di fili 2 '', tecnica mista su tavola, cm 30x30, Ilaria Leganza

 

Eppure ci sembra già di soffrire lo smog e il caos della città in cui viviamo senza considerare che questa non è che l'inizio di una lunghissima storia!

E se la vecchia città è già un enorme calderone che scoppia di individui alla ricerca di spazio, spesso impreparati alla convivenza, che cercano a tutti i costi equilibrio e stabilità,  le nuove megalopoli si apprestano ad essere ancora peggio: gabbie di fili e cemento: luoghi – non luoghi.

Lo spazio libero diventerà sempre meno e quello occupato sempre di più'.

L'autonomia del movimento, la libertà d'azione, la realizzazione di sé non saranno che dettagli in un meccanismo i cui ingranaggi vanno ormai avanti da soli, anche senza di noi.

Quello che semmai dovrà preoccuparci, in futuro, sarà come progettare e creare spazi alternativi all'interno di quelli già esistenti o come trovare possibili vie d'uscita al di là di essi. E' indispensabile anche considerare e studiare meglio la ''funzione dello spazio in cui viviamo nell'ottica della nuove generazioni che lo vivranno''. L’errore più comune è quello di sottovalutare la reale funzione di uno spazio nella collettività sfruttandolo solo a nostro piacimento.

Le difficoltà e il disagio che spesso caratterizzano l’esperienza della città contemporanea ''condivisa da tutti'' trovano una spiegazione nella trasformazione subita dal concetto e dall’uso dello spazio nella cultura odierna: percorrere uno spazio comune non significa soltanto calpestare un suolo dove passano gli altri ma vuol dire ''interagire in un dato ambiente'' secondo una rete di comunicazioni già programmata e consolidata.

 

'' Cieli di fili 3 '', tecnica mista su tavola, cm 30x50, Ilaria Leganza

 

Di conseguenza il termine ''camminare'' significa anche ''percorrere'' l'esperienza di un mondo che, ad ogni passo, cambia e cambia con noi. Comunicare con l'ambiente significherà allora decifrare e interpretare segni e simboli di una società in trasformazione. 

Quando attraversiamo le strade delle nostre città, al di fuori dei centri storici (come luoghi contenitori di storia), ci colpisce l’assenza di unità e concentrazione di segni, si ha come l’impressione di trovarsi in un campo aperto, senza forma e contenuti, senza soglie e linee guida, una sorta  di labirinto senza entrate ed uscite.

Proprio per queste sue peculiarità, questo tipo di spazio, rappresenta un ''luogo di passaggio'' o ''periferico'' che tutti noi siamo abituati a vivere di fretta, distrattamente, con la mente che insegue i propri interessi individuali, senza mai fermarci troppo con gli altri. In questo caso l'individuo prende parte ad un contesto disordinato, dispersivo, quasi vuoto o (se così si può' dire) ''privo di identità''. 

L'opposto avviene invece nello spazio considerato ''centrale'' dove l'individuo si sente protetto ed accolto un una circonferenza ben definita, con area e perimetro, con geometrie e punti cardinali...uno spazio con una sua storia e un proprio valore, dove tutto ha un ruolo e un perché dato dal passato. Qui lo spazio di relazione sembra articolarsi in maniera  diversa intrecciando contenuti teorici a caratteri tradizionali.  

 

Ilaria Leganza

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C.M.S. NeoComete