Arte

Passi tu o passo io?

passi tu o passo io, ilaria leganzaDifficile a credersi ma pare che Firenze si stia rimpicciolendo! Ad ogni passo che facciamo, tra i mille passi che incontriamo sembra che lo spazio si riduca, inevitabilmente, irrimediabilmente, quasi fatalmente fino al punto di ritrovarci soli, atterriti e paralizzati sul ciglio della strada con la sola e grande voglia di "poter finalmente passare". Paradossalmente l'uomo ha tanto spazio nel mondo ma fa di tutto per non averne.

Sarà capitato a tutti, almeno una volta, di trovarsi completamente immersi in un fiume di turisti che, tutti in una sola direzione, guidano la nostra traiettoria altrove rispetto alla meta, o di essere investiti da tormente di bambini impazziti, durante una gita scolastica, mentre calpestandosi a vicenda calpestano anche noi, o ancora di sentirsi stritolati, tutto d'un tratto, nella morsa di due o tre o cinquanta persone che attraversano la strada proprio nell'esatto momento in cui vorremmo attraversarla anche noi, mentre il tempo scorre sempre e comunque inesorabilmente.  

donna sui fili, ilaria leganza

Ecco come le due più grandi coordinate della vita di tutto l'universo, spazio e tempo, si riducono, giorno dopo giorno, tra le spesse mura delle nostre strane città.  "Città - videogiochi", "Città – scatola", "Città labirinto", "Città spaziali". La storia della condivisione dello spazio è una storia infinitamente complicata e sempre più attuale. Con essa ugualmente infinite sono anche le ricerche e le indagini di tipo antropologico, urbano e in ultimo architettonico che si conseguono, alla ricerca di risposte. 

Dall'inizio degli anni Novanta l'interesse per lo spazio pubblico ha cominciato a sconfinare in un territorio filosofico, sociologico, artistico, portando voci e idee a volte troppo contrastanti e distanti dalle reali problematiche del caso. È cosi che la grande evoluzione delle città contemporanea, tanto amata, ambita e sognata da tutti, oggi ci presenta questo strano scenario: piani su piani di case di cemento, strade su strade che indirizzano altre strade, piedi su piedi che schivano altri piedi. Dall'espansionismo territoriale della vecchia storia al restringimento globale dei nostri giorni; volendo esagerare sarebbe come dal paradiso all'inferno, un passaggio opposto ma che và di moda ultimante, chissà poi perchè.

Gli psichiatri dicono che si tratta di "agorafobia", la famosa paura degli spazi aperti; gli architetti sostengono che il problema è solo dell'ambiente, i filosofi, ormai stanchi di dir troppo, preferiscono astenersi completamente. Ma cosa succederà in futuro se il fenomeno diventerà insostenibile? Altro che città ecosostenibili! Ci vorrebbero città auto sostenibili, semmai fossero in grado di reggersi da sole! Certo è che una megalopoli come New York non sarà mai paragonabile a una piccola città come Firenze, ma con un po' di fantasia si può provarla a immaginare, tra 200 anni, quando fotografandola nessuno piu si ricorderà di lei.         

Ma esiste un'idea comune di spazio pubblico da difendere? Gli artisti sono chiamati a rispondere, ora! Si succedono, inarrestabili, mostre, esposizioni e manifestazioni, a carattere artistico, legate al tema dell'urbanistica e dello spazio comune, in giro per tutto il mondo e di recente anche in Italia, allo scopo di proporre un punto di vista alternativo, originale, forse utile alla riflessione e alla comprensione della questione, ma in sintesi, della risoluzione del nostro vero problema, quello fisico e concreto della mancanza di spazio, chi ne se occupa?

Ad ogni modo, in risposta al grande dilemma, gli artisti sembrano nutrire sfiducia e perplessità nei confronti delle soluzioni e dei metodi adottati, negli ultimi tempi, dagli ambientalisti ed ecologisti, per il miglioramento della vita umana all'interno degli spazi urbani. L'idea di un'urbanistica vera e funzionale, pienamente consapevole delle sue risorse ed energie, ben lieta di essere quel che è al di là delle apparenze e delle finte forme, rischia di ritornare frettolosamente al solito e patetico revival di tutte le vecchie utopie che quarant’anni fa credevamo superate. Ci ritroveremo allora, ancora una volta, a costruire "per automatismo" su fiumi, montagne e foreste, senza piani e progetti sicuri, alla disperata e cieca ricerca di altro spazio. Eppure l'uomo sa bene, ormai, che la natura vince e vincerà sempre su di lui.

Con la nascita del grande concetto di "site-specificity" o "in site", nell'arte contemporanea, moltissimi artisti sono stati attivamente coinvolti nella richiesta di un dato ambiente, pubblico o privato, da trasformare, anche se parzialmente, secondo la propria creatività, in qualcos'altro. Il cambiamento di senso di un determinato luogo è un'azione che comporta responsabilità e grande personalità da parte dell’artista, il quale deve necessariamente fare i conti con il pensiero e la critica comune, con la memoria storica del luogo, con la specificità dell'opera che porta in scena. 

uomo sui fili

La dimostrazione più chiara ed emozionante di tale realtà è in tutti i piu famosi cataloghi di storia dell'arte moderna, tra opere d'arte di tutti i generi, quali sculture, installazioni, performance, ecc. Anche se sotto il continuo assedio di accuse e dibattiti, la nuova forma artistica, chiamata in Italia "Arte pubblica", sopravvive vittoriosa a ogni controversia rivendicando i suoi diritti direttamente dal suo pubblico: i cittadini. Sarà che in fin dei conti l'arte, alla fine, può permettersi di tutto! 

Una volta posto e risolto il primo e vero problema, quello della legittimità politica, per l'artista e i suoi committenti istituzionali, di situare un oggetto d'arte in un luogo pubblico, o di modificare lo spazio a fini estetici, tutto il resto venne da sé, lentamente. In realtà l'estetica urbana continua per lo più a essere alimentata dall'arte pubblica tradizionale e, nei casi migliori, sono le amministrazioni con una buona politica urbanistica a difendere lo spazio pubblico.

 

 

Ilaria Leganza, Imelda Zeqiri

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