Curiosità

Il Regalo di Natale

Arriva il Natale, e come ogni anno le vie delle nostre città cominciano a esplodere di luci ammiccanti, le vetrine si riempiono di stimoli e suggerimenti, le "letterine" a Babbo Natale iniziano a viaggiare da ogni parte del mondo. Ma non solo i più piccini, anche i grandi cominciano a pensare a quello che da tanto tempo vorrebbero ricevere da Babbo Natale; questo è un momento particolare dell'anno in cui si ha più desiderio di concedersi quello che normalmente non è possibile regalarsi. Perché è diventato un lusso, o un capriccio, perché prima bisogna pensare ai debiti e alle tasse, "...e poi, se avanza qualcosa, forse forse con la tredicesima e il premio di fine anno ce la posso fare".

Pupazzi di neve - Natale

Perché è così che succede; a Natale forse si diventa "tutti più buoni", ma soprattutto in questa atmosfera di festa si ritorna un po' bambini e  si festeggia la nascita, l'inizio della vita. Nel periodo più freddo dell'anno si cerca il calore e la coccola di un abbraccio, si ha bisogno di sentirsi protetti e amati, si mangiano cose buone, si gioca e si gioisce della vita, e tutto appare più bello e fantastico, proprio come quando eravamo bambini.

Mani - Uomo/bambino

Questo accade perché il Natale ci collega con l'archetipo dell'Innocente, del Bambino Divino, che ognuno di noi ha dentro di sé, che ognuno di noi è stato in una fase della sua vita, Innocente e candido come la neve, puro e soffice, fiducioso nel futuro, completamente affidato alla mamma e al papà, e totalmente dipendente da loro. Per il bambino, non ci sono preoccupazioni, perché c'è il papà che pensa a tutto; e ci sono solo bisogni e cose belle da mangiare e da fare, che la mamma sollecitamente prepara. E questa è la vera e autentica dimensione del dono, del regalo: la vita in primo luogo ci viene donata senza che noi la meritiamo o facciamo qualcosa per ottenerla. E poi tutto quello che riceviamo dai nostri genitori è un tesoro, un regalo: scambiarsi i regali a Natale significa recuperare il rapporto con il padre e la madre, rimettersi nell'accoglienza completa, vivere l'apertura, dipendere in qualche misura dalla generosità dell'altro.

Bambino alzato al cielo

Entrare in contatto quindi con la vera essenza del Natale, del regalo, comporta ancora una volta entrare in contatto con se stessi nel profondo. Sarebbe un peccato sprecare quest'occasione assecondando il condizionamento socio-culturale e consumistico che alimenta un sistema, che anziché rassicurare e gratificare il bambino interiore, lo mortifica.

Bambini a braccia aperte

Ovviamente il punto di vista di chi scrive è particolare: è quello di chi ha deciso di vivere in una comunità in cui tutto è condiviso, e di vivere la vita come un processo di crescita spirituale e di ricerca interiore. Tutto questo inizia quando vai a ripescare quel bambino interiore nell'angolo più profondo del cuore e da quel momento assieme ad altri amici e compagni di viaggio inizia una meravigliosa avventura, che giorno dopo giorno porta passione, stupore e una grandissima gioia. Condividere la vita vuol dire condividere se stessi, essere in primo luogo dono per gli altri, così come allo stesso modo entrare in relazione significa riconoscere che l'altro è un dono, e accoglierlo così com'è.

Cuore in una mano

Il nostro Innocente non ha bisogno di oggetti, ma di significati; non è il possesso che gratifica, ma la relazione; non serve impazzire per inventarsi il regalo più originale o per seguire l'ultima tendenza del mercato; occorre scendere nel terreno profondo dell'autenticità e soddisfare i bisogni più veri.  In conclusione, per questo Natale (ma in realtà per ogni giorno), l'augurio più sincero potrebbe essere proprio: "Che il tuo bambino interiore ritrovi la gioia, la sicurezza e la fiducia nella vita! Che il tuo Innocente giochi, rida e scherzi e che non gli manchi mai nulla di tutto quello di cui ha bisogno". Che il regalo migliore che possiamo ricevere o fare, sia davvero fonte di guarigione, che ci faccia stare bene, che ci rimetta in contatto con una parte vera e pura di noi stessi.

 

Simone Fanciullo

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