CuriositÓ

La leggenda di Anselmo

La leggenda di Anselmo, Filippo GiovannelliUna delle porte laterali del Duomo fiorentino, in particolare la Porta dei Cornacchini, si apre dal lato Via Ricasoli, già via del Cocomero. Una delle caratteristiche principali vede le colonne a tortiglione che sorreggono il portale appoggiate sul dorso di due figure leonine; una femmina con prole ed un maschio a bocca spalancata aiutato da un piccolo puttino alato. Le opere sono databili intorno al 1380 e sono opera di Jacopo di Piero Guidi.

Questo leone, il maschio, da sempre simbolo di potenza ed emblema della città, ha intorno a sè una leggenda legata alle vicissitudini di un popolano del tempo chiamato AnselmoAbitava in via del Cocomero ed era afflitto da un sogno ricorrente; essere sbranato da un leone. A Firenze, al tempo, i leoni non mancavano. Oltre ad essere elevati ad icona del potere popolare, vedi ad esempio le varie raffigurazioni del Marzocco, i leoni erano usati per animare spettacoli di piazza e a tal proposito la città dedicò una via dietro Palazzo Vecchio, via dei Leoni, dove erano collocati i locali adibiti alla loro custodia.

Il leone maschio della Porta dei Cornacchini, da alcuni volgarmente chiamata dei Leoni, ha la bocca aperta e le fauci pronte all'attacco. Forse Anselmo fu inconsciamente impressionato da quel leone. L'incubo però, era divenuto molto ricorrente e Anselmo dovette trovare il modo per scongiurare questa paura. Decise allora di affrontare di petto le sue paure. Conoscendo il carattere dei fiorentini non mi meraviglierei se ad assistere allo spettacolo siano stati anche presenti, nel ruolo di spettatori, gli amici e gli amici degli amici, per aver scommesso se Anselmo era o no capace di vincere le proprie paure e se fosse riuscito a mettere la mano in bocca al leone 'feroce' co-protagonista del proprio incubo.

Fu così. Anselmo vinse la paura, con il coraggio dello spavaldo e con il timore del sogno ricorrente, mise infine una mano nella bocca aperta del leone. Il destino volle che uno scorpione, in quel giorno ed in quel momento, fosse all'interno delle fauci del leone di pietra e al gesto di Anselmo reagì con il suo pungiglione ricco di veleno. Il veleno dello scorpione fece subito effetto e il povero Anselmo morì. La morte di Anselmo fu una triste pagina della storia di Firenze.

A prova di tutto quanto detto, abbiamo le parole di Giovanni Cavalcanti che cita nelle sue "Istorie fiorentine" scritte nella prima metà del XV secolo: «Come nella via del Cocomero fu un cittadino che sognò che un leone gli mordeva la mano, e che si moriva; e tornògli vero». Cavalcanti racconta di un cerusico suo amico, un certo Francesco di ser Conte, discepolo del grandissimo cerusico e maestro Lodovico, che si ritrovò a curare un certo personaggio proprio in via del Cocomero. Il cittadino ferito voleva proprio scongiurare il suo incubo: «Io voglio che il sogno faccia suo corso, acciocchè io esca di sì perverso immaginamento, e sarò libero dal tristo annunzio».

Solo il nome è probabilmente di fantasia, ma questa è una delle numerose particolarità della grande storia popolare della nostra amata Firenze.

 

Filippo Giovannelli

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