Ecologia

Riflessioni sull'ecosistema urbano

ecosistema urbanoQuante volte ci sarà capitato di sentire quest'espressione: "la ferita si riapre" e quante altre ci capiterà di riascoltarla ma, come in tutte le frasi, cambia il senso se cambia il contesto. Dobbiamo ammetterlo, non è di certo un luogo comune l'immagine di Firenze squarciata da una voragine. Così abituati e confortati dalla sua bellezza incantata, dalle sue angolazioni perfette, da quegli scorci e panorami da sogno, tra turisti e cartoline d'alta moda, a tutto potevamo pensare fuorché all'esistenza di un mondo sotterraneo e parallelo, dove al di là della superficie, può accadere qualcosa, improvvisamente...

Arrivato e da poco passato il giorno del big bang, dell'esplosione di due tubi dell'acqua, per un tratto di strada lunga quasi 200 metri, in zona Lungarno Torrigiani, siamo rimasti tutti a bocca aperta. È proprio il caso di dirlo: "nulla tace in eterno"! Così, precisamente alle ore 6.14 del 26 maggio, nel silenzio più assoluto e senza alcun preavviso, piano piano e poco alla volta, il terreno ha ceduto insieme al manto stradale, smottando e portandosi dietro una lunghissima fila di automobili parcheggiate lungo il muretto, la bellezza di 40 pezzi "da rottamo", per l'esattezza. E che dire poi di quest'ultima definizione, di certo mai stata così ricorrente e popolare come negli ultimi tempi, di stampo prettamente "Renziano", nata da uno strano concetto politico, criticato e contestato da molti e noto come "il rattoppo"? La notizia in questione deve aver scaldato molto le acque di responsabili e irresponsabili sotto accusa che, nella furia e nella confusione del momento, non hanno saputo che commentare: "Chi ha sbagliato dovrà pagare", tirandosi indietro appassionatamente. Intanto nella vicenda, i primi coinvolti restano i proprietari delle auto sprofondate e per fortuna nessun ferito o passante nei dintorni dell'accaduto.

In linea di massima, quello che se ne deduce sta sempre in un unica grande conclusione, da ricercare nella scarsità di cure e controlli tecnici legati al territorio e ai suoi numerosi sviluppi. Episodi come questo, seppur in piccolo, dovrebbero riportarci alla mente una questione ben più grave e pericolosa di un solco nel terreno: quella della conservazione e della tutela dell'ambiente, della sua sicurezza, del suo rispetto. Non farebbe male, infatti, ricordare che per mano dell'uomo ogni giorno l'aria che respiriamo vede aumentare il suo tasso di inquinamento vertiginosamente, che il degrado urbano e le costruzioni abusive sovraccaricano incessantemente le nostre città restringendo lo spazio, che l'impiego sempre più assiduo e frequente di materiali e sostanze tossiche, più economiche, ma di scarsa resistenza, danneggiano irrimediabilmente il sottosuolo e il suolo sul quale camminiamo. Non farebbe male immaginare, studiare e sperimentare, a partire dalla realtà che abbiamo generato, risposte e soluzioni destinate al miglioramento dell'ecosistema piuttosto che a noi stessi, ai nostri interessi, alle nostre esigenze o a quelle che erroneamente amiamo chiamare "priorità di vita".

Se per priorità si iniziasse ad intendere altro, sarebbe meglio per tutti; a dirlo non sono solo gli scienziati ma ecologi, geologi ed ambientalisti in generale. Tutte e quattro le categorie, da anni impegnate in una delle più severe lotte dei nostri tempi, la tutela dell'equilibrio ambientale, convengono all'unanimità su quanto segue: le nostre città e aree urbane hanno numerosi problemi, che interessano la dimensione sociale, sanitaria ed ambientale. 

Nonostante, convenzionalmente, il concetto di città insegua l'illusione dello sviluppo, della civiltà, del progresso e benessere, dovremmo ricordare che la città è un contenitore di materia di consumo, necessariamente di consumo, perché nata per essere consumata e in quanto tale principalmente artificiale. Secondo un linguaggio figurato, la città è simile a una scatola, a una gabbia o a un labirinto dove tutto è in movimento e in trasformazione, dove tutto oltrepassa il tempo e lo spazio per poi perdersi, ma più propriamente potremmo dire che la città contemporanea è una vera e propria "bombola a pressione", sempre pronta ad esplodere.

McGladeCosì, come quando un filo elettrico si spezza salta l'intera comunicazione, anche la città, in quanto parte integrante dell'ambiente naturale che la ospita, ha un equilibrio da difendere. Tra i peggiori problemi che minacciano questo sistema vi è l'aumento della densità della popolazione che, consumando inarrestabilmente ogni tipo di bene richiesto, comporta un dispendio energetico superiore al normale, con il conseguente peggioramento del surriscaldamento climatico, già sulla soglia del limite. Ovviamente gli approcci tecnici, da parte dell'uomo, per risolvere e fronteggiare i problemi che lui stesso ha causato, non serviranno che ad alleviare i danni già compiuti. Le vere soluzioni richiedono un grande piano di riqualificazione e regolamentazione dell'ecosistema urbano, un profondo ripensamento dello stile di vita dei cittadini, un costante sforzo nel determinare e mantenere un nuovo punto di vista, facendosi più domande e cercando le giuste risposte, come fece la professoressa Jacqueline McGlade (foto in alto a destra), la quale disse: "Invece di danneggiare gli ecosistemi, perché non incominciare a crearli? Abbiamo tecnologia e competenze a sufficienza, cosa aspettare? Un esempio di questo è l'invenzione del cosiddetto giardino verticale, nato come espediente per recuperare maggiore quantità di luce ed ossigeno dall'ambiente circostante. Da quest'ultima all'idea degli orti sui palazzi, non una semplice tendenza e moda del momento, creata dalla speculazione economica legata all'industria del design e dell'architettura, ma una vera e propria risorsa per le attività agricole sostenibili dell'ambiente urbano, nel quale le coltivazioni possono finalmente crescere sopra e dentro gli edifici".

Con l'auspicio che queste ed altre riflessioni possano portarci verso una crescente e più lucida comprensione dell'habitat in cui viviamo, non ci resta che proseguire lungo le due più note strade che la vita ci propone: quella del buon pensiero e quella della buona azione.

 

Ilaria Leganza

Condividi


Facebook Twitter

C.M.S. NeoComete