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Nella sabbia del Brandeburgo alle Oblate

Nella sabbia del BrandeburgoQuando i nuovi contenuti cross-mediali si mettono al servizio della Storia.
Il docuweb Nella sabbia del Brandeburgo, visibile qui, racconta il massacro di Treuenbrietzen - una vicenda poco conosciuta della Seconda Guerra Mondiale - e parla, più in generale, degli Internati Militari Italiani.
Venerdì 27 maggio, alle ore 16, alle Oblate di Firenze, due degli autori lo presenteranno. Tra gli ospiti, anche uno dei tre sopravvissuti, l'unico rimasto in vita: il fiorentino Antonio Ceseri.

Nella sabbia del Brandeburgo/Im Märkischen sand è un docuweb italo-tedesco composto da 24 episodi che illustrano il passato e il presente della strage di Treuenbrietzen. Altri 6 episodi lo arricchiscono con dettagli storici sui soldati italiani deportati in Germania all'indomani dell'8 settembre 1943. Il lavoro è un mix di immagini animate create dall'illustratore italiano Cosimo Miorelli e materiale d'archivio (come interviste, fotografie e documenti), con l'accompagnamento musicale di Stefano Fornasaro e Andrea Blasetig.

A presentarlo nella nuova sala delle conferenze della Biblioteca delle Oblate (via dell'Oriuolo, 24, Firenze) saranno Nina Mair e Matthias Neumann. Con loro, interverranno: Mario Cristiani, autore del libro In silenzio. Da Firenze alla strage di Treuenbrietzen. Una storia vera, su Antonio Ceseri, presente all'incontro; Camilla Brunelli, la direttrice del Museo della Deportazione di Figline di Prato, e il prof. dell'Università di Siena Nicola Labanca, esperto di storia militare.

Era l'8 settembre 1943 e l'Italia proclamava l'armistizio con gli Alleati.
La rottura del patto tra Roma e Berlino, innescò la rabbia dei nazisti: 650mila soldati italiani furono deportati in campi di lavoro forzato in Germania. Tra i cosiddetti IMI (Internati Militari Italiani) c'era Antonio Ceseri, nato a Firenze nel 1924. Ceseri venne mandato vicino ad Hannover, poi a Treuenbrietzen, 66 chilometri a Nord di Berlino, nel Brandeburgo. In quel lager, in cui si producevano munizioni per pistole e fucili, il 21 aprile 1945 arrivarono i soldati russi. Ma il risultato non fu la liberazione. Poco dopo l'apparente calma del post-combattimento, infatti, un gruppo di nazisti tornò nel campo e mise in marcia Ceseri e altri 129 deportati. Dopo due giorni, giunti presso una cava di sabbia già parzialmente colma di cadaveri, i prigionieri furono qui sistemati e crivellati di colpi. Tre dei 130 soldati italiani soggetti a quella barbara esecuzione, grazie allo scudo umano offerto dai corpi dei loro prossimi, rimasero illesi, senza che i tedeschi se ne accorgessero. Uno di questi era Antonio Ceseri.

 

Alessio Lamanna

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